10-10-20 è qui la festa!

Sabato 10 ottobre alle 17 vi aspettiamo in via Setta 64 a Sasso Marconi.

L’entrata è libera, c’è la musica dal vivo del Gruppo Emiliano con Fausto Carpani e si mangia e si beve in allegria, ovviamente in tutta sicurezza!

Porta con te la tua famiglia e gli amici, siete tutte e tutti benvenuti nel “Giardino della Partecipazione”.

Per info e prenotazioni: 345 6907571 (anche whatsapp) e bottega@scoiattolo.org

 

Da noi la gallina viene sicuramente prima dell’uovo…

Vogliamo partecipare all’aumento della dimensione del pollaio di un nostro produttore biologico, Paolo Lanzarini dell’azienda agricola “Memoria terra e pace” di Monte Sole.

Come?
Investendo nell’azienda i 2.000 euro necessari ad acquistare le galline e ricevendo da Pierpaolo 20 confezioni di 6 uova alla settimana, per 50 settimane, che potrete avere al prezzo concordato di 2,50 euro l’una (invece dei normali 3 euro del listino).

Cosa?
Vi proponiamo di impegnarvi ad acquistare le uova, almeno 30 confezioni nell’arco di 12 mesi, così che noi si possa anticipare l’importo per l’acquisto delle galline, pagandoci poi man mano quello che avete prenotato.

Perché?
Per creare circolo virtuoso di economia solidale, che mette in relazione e armonizza i bisogni di chi produce, chi distribuisce e chi acquista e consente, così, di avere un prezzo conveniente e giusto per tutti e un prodotto davvero sostenibile, buono e locale.

Quando?
Le galline devono entrare in pollaio adesso, quindi vi chiediamo di prenotare le vostre uova entro al fine di settembre scrivendo a bottega@scoiattolo.org o mandando un messaggio (anche whatsapp) al 345 6907571.

Comincerete a ricevere quello che avete prenotato dalla fine di ottobre e, se vi va, potrete anche andare a Monte Sole e vedere dove e come vivono le galline che producono le vostre uova!

Siamo tutti uniti da un dono!

Essere parte di una comunità è riconoscere che siamo uniti da un obbligo comune verso qualcosa che, tutti insieme, abbiamo ricevuto. E questo “dono” sono i beni comuni, le risorse collettive – materiali e culturali – indispensabili alla vita umana, il fondamento della ricchezza vera di ogni territorio. Ci sentiamo parte di una comunità aperta che condivide idee e stili di vita e ha l’obiettivo di aggregare nuove persone. Lo facciamo perché pensiamo che la  partecipazione sia lo strumento ideale per migliorare l’inclusione e la qualità sociale, in una parola avere cura del territorio e del benessere delle persone che lo abitano con noi.

Ma cosa significano, oggi, parole come comunità e cura che ricorrono sempre più spesso nei nostri discorsi? Qui di seguito un po’ di materiale per approfondire.

  • Un articolo di Paolo Piacentini si come sia oggi, in questa fase Covid, più evidente che mai il bisogno di avere cui di noi stessi e dei luoghi in cui viviamo leggi tutto
  • Vi proponiamo poi un estratto dalla guida all’economia collaborativa, realizzata dall’Università di Bari nell’ambito di un progetto europeo

Curare territorio e comunità

Una società in salute costruisce ogni giorno una coesione sociale che viene prima degli interessi economici e finanziari e  promuove la cultura della cura dello spazio pubblico in ogni contesto territoriale. Una società che favorisce la gestione democratica dei beni collettive e mette al centro la sostenibilità ambientale e sociale. Il concetto di cura può diventare un progetto politico e deve indirizzare ogni processo economico verso una vera sostenibilità ambientale e sociale.
di Paolo Piacentini

È possibile trasformare in progetto politico il concetto di cura nell’abitare un territorio? Cura di se stessi, degli altri, della comunità, dell’ambiente. Cura come costruzione di salute globale. Non può esistere un sistema in salute se alla base non si pone il principio fondamentale della cura. Del profondo valore culturale e politico di questo sostantivo  forse troppo abusato ma pochissimo praticato, dovremmo avere maggiore consapevolezza.

Dare centralità alla cura quotidiana delle cose come presupposto che dà senso al nostro essere al mondo è la più grande rivoluzione possibile: se la mattina non vado nell’orto a curare la crescita delle piante non avrò i frutti desiderati, allo stesso modo non posso assaporare il buon vivere in un mondo migliore se non inizio a coltivare, davvero, un rapporto nuovo con me stesso e con l’ambiente che mi circonda, diventando protagonista di cambiamento che desidero.

Far restare il concetto di cura solo nella dimensione personale, senza  trasferirlo al senso di appartenenza a una comunità e al territorio che la ospita, vuol dire rinunciare a quella trasformazione profonda di cui avremmo bisogno per vivere in salute. Partiamo dalla nostra casa, proviamo a sentirla solo come un angolo piccolissimo ed intimo della nostra esistenza quotidiana. Uno spazio vitale in cui raccoglierci nel corpo e nello spirito, in cui coltivare la dimensione più riservata e meditativa una sorta di eremo in cui rifugiarsi senza pensarlo però, parafrasando Adriana Zarri, come un guscio di lumaca.

La casa vista solo come una piccola parte del nostro essere abitanti del mondo. Abitiamo un luogo se entriamo in relazione con esso, se interagiamo da cittadini attivi, se ne riconosciamo i segni. Non basta vivere fisicamente in un determinato territorio, urbano o di campagna che sia, per essere un vero abitante. Si abita interagendo, riscoprendo un senso di appartenenza, altrimenti rimaniamo forestieri in casa. Abitiamo se vicoli, strade, piazze, giardini, parchi, campagne, fiumi, valli, pendii, boschi, crinali ed ogni parte del paesaggio in cui siamo ospiti, suscitano in noi desiderio di conoscenza e di cura. Non ha senso racchiuderci dentro le mura di casa per sentirsi protetti da una realtà esterna che invece dovremmo abbracciare come fosse il prolungamento della nostra esistenza.

Se abbandono una casa, un campo, un bosco e non me ne prendo cura per anni, se la casa cade a pezzi, se i campi un tempo coltivati si riempiono di rovi, è giusto conservare il diritto di proprietà? La proprietà di un bene dovrebbe presupporre il principio della cura. Non si tratta di praticare l’esproprio indiscriminato ma di riportare nella res pubblica il principio universale di un corretto uso dei beni comuni. Le nostre città, le nostre campagne ed aree interne sono disseminate di edifici in abbandono, di terreni incolti, di boschi non curati. Se la cura diventa il faro di un progetto politico locale e globale l’abbandono di un bene, privato o pubblico che sia, non è più accettabile, soprattutto se l’incuria va a danno della collettività.

Cura della persona, delle comunità, dell’ambiente e del territorio sono il presupposto fondamentale per la costruzione di una società più giusta. Se permangono diseguaglianze diffuse nell’accesso ai servizi, se non creiamo le condizioni per una vita più “salubre” capace di determinare un diffuso benessere individuale e collettivo, nel giusto equilibrio tra bisogni materiali e spirituali, non riusciremo ad uscire da quella “normalità” malata denunciata da Papa Francesco nell’indimenticabile Piazza San Pietro vuota di persone ma carica di energia.

Questa fase  COVID è il momento giusto per proporre questa grande rivoluzione copernicana: cura e salute come binomio inscindibile. La crisi sanitaria ha mostrato la necessità di essere uniti nell’affrontare le grandi emergenze, ma anche che la disarticolazione dello Stato a beneficio della frammentazione delle politiche locali e delle privatizzazioni non può garantire la costruzione di una società in salute.

Secondo l’OMS la salute non è semplice assenza di malattia ma una situazione di benessere generale delle persone e delle comunità. Una società in salute è quella che si sforza di costruire ogni giorno una coesione sociale che viene prima degli interessi economici e finanziari, che promuove la cultura della cura dello spazio pubblico in ogni contesto territoriale. Una società che favorisce la gestione democratica dei beni collettivi, che mette al centro la sostenibilità ambientale e sociale e ai cui valori le dinamiche economiche devono adeguarsi e non viceversa. Credo che il concetto di cura possa diventare un progetto politico per indirizzare tutti i processi economici verso una vera sostenibilità ambientale e sociale. Solo così si costruisce il “buon vivere” in un mondo migliore.

Sovranità alimentare

Curare la terra per un futuro migliore

Sovranità alimentare
Image: Maja Petric UNSPLASH

 

Tornare alla terra è l’alternativa

di Vandana Shiva – Non c’è un “pianeta B”, piuttosto dobbiamo prenderci cura della casa comune nella giustizia ecologica, sociale ed economica. Così il ritorno alla Terra inizia nella nostra mente, liberandoci dalle illusioni che ci hanno spinto sull’orlo dell’estinzione. Leggi l’articolo Comune-info

 

La sfida dell’agroecologia alla fame

di Miguel Altieri – Un  biologico basato sulle monocolture e che dipende da costosi marchi di certificazione non favorisce i piccoli agricoltori. Ma anche i mercati di nicchia gli stessi problemi di ogni sistema agricolo che non dia priorità alla sovranità alimentare. Con l’agroecologia si produce più cibo con meno terra, si utilizza meno energia e meno acqua, e si abbassano le emissioni di gas serra. Leggi l’articolo e guarda il video a cura della Fondazione Feltrinelli

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema qui trovate il libro sull’agroecologia dello stesso autore.

 

Cos’è la sovranità alimentare

A cura della CSA Arvaia (BO) – Possiamo definire con la Sovranità Alimentare il diritto di tutti i popoli (nelle forme politiche concrete che si danno) di decidere il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti. Un diritto che non solo non nega gli scambi e le relazioni ma li definisce in un quadro di equità e solidarietà. Leggi il documento

 

Progetto per la sovranità alimentare

A cura di CampiAperti – Questo documento raccoglie una serie di proposte che hanno l’obiettivo di cambiare il sistema agroalimentare attuale, sempre più legato alle grandi catene agro-industriali. Vorremmo generare un’inversione di tendenza, necessaria per la salvezza del pianeta, e invitiamo realtà e i singoli che hanno a cuore lle reti alimentari contadine e l’economia solidale a contribuire al dibattito con analisi, critiche e proposte. Leggi il progetto

 

Chi ci nutrirà? Rapporto sullo stato dell’agricoltura nel mondo

  • Il 70% degli abitanti del mondo è nutrito dalla Rete alimentare contadina che dispone solo del 25% delle risorse (terra, acqua, combustibili fossili), mentre…
  • Per ogni dollaro che si paga per il cibo della Catena agroindustriale, c’è un costo di altri 2 dollari per danni ambientali e alla salute.
  • Il costo dei danni provocati dal cibo industriale è 5 volte la spesa mondiale in armamenti.

Ecco in traduzione italiana un opuscolo fondamentale prodotto dal Gruppo ETC che, con linguaggio semplice e comprensibile, confronta i diversi sistemi di produzione del cibo. Si trova qui

 

Iris, una pasta davvero buona, e per molte ragioni

La pasta biologica Iris è prodotta curando tutta la filiera. E non è una scelta casuale, perché dietro la scelta di diventare produttori di pasta c’è una storia decennale.

Iris nasce infatti nel 1978 da un gruppo di giovani che avevano scelto cooperazione e agricoltura biologica e come strumenti di un progetto che aveva come fine il rispetto della natura e dell’uomo.

Nel 1984 diventa cooperativa agricola di produzione e lavoro, una proprietà collettiva che vive il lavoro come mezzo di emancipazione (in particolare femminile e delle persone svantaggiate), sviluppa le relazioni con chi compra e recupera e valorizza la cultura contadina.

La Filiera Iris

Con lo stesso spirito nel 2005 Iris inizia a produrre pasta biologica, curando tutta la filiera, a partire dalla materia prima. Perché per Iris la produzione industriale è uno strumento per sostenere la buona agricoltura, quella che rispetta l’uomo e l’ambiente.

Gli agricoltori della Filiera possono diventare soci della Cooperativa che stipula con tutti i suoi fornitori un contratto che garantisce un prezzo di acquisto più alto di quello medio di mercato. L’accordo prevede il rispetto delle normative biologiche e un programma di coltivazione studiato per ottenere un prodotto di alta qualità (sia organolettica che igienico sanitaria). Per gli agricoltori soci della Cooperativa è stato anche fattoc’è un accordo con Banca Etica, che riconosce loro finanziamenti a condizioni di favore.

La fabbrica in bioediliza

Anche il pastificio è speciale, costruito e gestito secondo i criteri del bene comune: una proprietà collettiva, finanziata con le azioni solidali di persone che, come Iris,  credono nella relazione comunitaria, nel biologico e nella difesa dell’ambiente.

La costruzione è a minimo impatto ambientale, con legno, acciaio, vetro, canapa e formelle di argilla cotte in fornaci locali, mentre il cemento è usato solo nelle colonne portanti.

Lo stabilimento è alimentato da energia rinnovabile e il tetto è ricoperto di pannelli fotovoltaici che, con i giardini pensili, contribuiscono alla coibentazione.

Una pasta “naturale”

Come in agricoltura biologica si rispettano i ritmi della terra, anche nella produzione industriale si devono rispettare i tempi di lavorazione. La pasta Iris ha un’alta qualità nutritiva, perché l’essiccazione lenta e a bassa temperatura la stabilizza: così, aprendo il pacchetto, si “sente” il profumo della materia prima.

Ma la Cooperativa Iris è anche molto altro, fanno studi sulla produzione biologica, corsi nelle scuole sulla conoscenza della natura, hanno una fondazione e molti altri progetti.

Se volete conoscerli meglio basta andare sul loro sito.

Perché è importante mangiare verdure verdi?

Tipiche del primo autunno, le verdure verdi (cavolo verde e nero, bietole e spinaci, fagiolini e peperoni…) sono particolarmente importanti per il nostro benessere perché hanno tutte un alto profilo nutrizionale, oltre che un basso contenuto di calorie. Insomma, dovremmo arricchire tutti i nostri pasti con le verdure, ma la maggior parte di noi non arriva ai neppure ai 600g  al giorno raccomandati dai nutrizionisti. Davvero un peccato, perché oltre a fare bene, la verdura è buona!
Sostanze fitochimiche

“Fito” vuol dire pianta in greco, e i fitochimici sono i composti attivi presenti nelle piante, che ne determinano colore, odore e sapore. Il consumo di sostanze fitochimiche protegge le cellule del corpo e contribuisce a tenere sotto controllo colesterolo, ipertensione e diabete.

Fibra

Nota per il suo ruolo nella buona digestione, se ne raccomanda un consumo giornaliero di 38g per i maschi e 25g per le femmine. La fibra aiuta anche a mantenere un peso corretto.

Calcio

Oltre ad essere presente nel latte e nei prodotti lattiero-caseari, il calcio si trova anche nelle verdure a foglia verde. Importante per le ossa, questo minerale ha un ruolo nei sistemi muscolare, nervoso centrale e renale.

Folati

Le verdure verdi sono una fonte significativa di folati, una vitamina B essenziale.

Ferro

Anche le verdure a foglia verde, e non solo la carne, danno un apporto significativo di questo minerale. Il ferro è essenziale per ossigenare il sangue: la carenza di ferro può portare a  stanchezza, debolezza, pallore, unghie fragili, frequenti mal di testa, vertigini, perdita di appetito.

Magnesio

Essendo utilizzato in oltre 300 processi fisiologici, il magnesio è indispensabile per una buona salute: è fondamentale per la produzione di DNA e RNA e ha un ruolo nello sviluppo, nella crescita e nel mantenimento delle ossa.

Potassio

Il potassio, agendo sia da elettrolita che da minerale, insieme al sodio regola i ritmi cardiaci e la funzionalità  dei muscoli. La ricerca ha poi dimostrato che l’assunzione di potassio riduce il rischio di ictus, osteoporosi e calcoli renali.

Vitamina A

La vitamina A si trova non solo in quelli rossi, ma anche nei vegetali verdi: aiuta la vista, il sistema immunitario e la capacità riproduttiva.

Vitamina C

Non solo gli agrumi, ma anche le verdure verdi contengono vitamina C. Una vitamina dalle note proprietà antiossidanti, che rafforza il sistema immunitario e proteggere il le cellule del corpo.

Vitamina E

Anche la vitamina E è un potente antiossidante.

Vitamina K

La vitamina K serve alla coagulazione del sangue, inoltre alcuni studi suggeriscono che possa prevenire l’osteoporosi.

Come trattarle in cucina

Adesso che abbiamo appurato che fanno bene, come mangiare e far mangiare più verdure verdi? Preparate un’insalata, mescolatele ai frullati, arricchitele di salse, ma soprattutto provate nuove tecniche di cottura, che ne rispettino tutte le proprietà. Qui in Italia tendiamo a cuocerle e condirle troppo, così che ne nascondiamo il sapore e le impoveriamo delle sostanze che contengono. Per questo vi consigliamo, se non la conoscete, la tecnica di cottura che si chiama “nituké” tipica della cucina giapponese (qui potete vedere come si fa). Insomma, lo ripetiamo ancora una volta, le verdure verdi fanno bene: non fatele mai mancare dalla vostra tavola (vai ai prodotti…).